Pannello di Sala
La sala racconta anche contesa sorta tra Pietro Gallarati e Cicco Simonetta, signore di Sartirana, per il potenziamento del sistema idrico nei propri territori. Il Simonetta, infatti, intendeva prolungare la Gamarra da Vinzaglio fino a Sartirana, il Gallarati, a sua volta, già dalla fine del 1465, consigliato dal podestà di Cozzo, Castello de Brena, aveva intavolato trattative con i proprietari e le comunità interessate al tracciato di una nuova roggia da Cozzo a Valle Lomellina, in ciò sostenuto, poi, dalla patente concessa dalla duchessa di Milano Bianca Maria Visconti Sforza il 22 maggio 1466, a lui e ai suoi eredi, di derivare acqua dalla Sesia tra Vercelli e Langosco, porre una chiusa nel luogo da lui scelto e tracciarvi, in corrispondenza, un cavo.
Nel 1471 il Simonetta propose un accordo, approvato il 9 marzo 1472, in cui si disponeva che il Simonetta e il Gallarati collaborassero nello scavo della roggia e ne sfruttassero congiuntamente le risorse idriche, secondo i calcoli approntati dagli esperti.
Il Privilegio ducale, in pratica, ratificò questo accordo: si autorizzava da parte di entrambi l’utilizzo della Gamerra in uscita da Vinzaglio e rientrante nella Sesia, specificando i diritti d’acqua posseduti a valle dei mulini del Pomo et di Santo Iacomo, e menzionando il già esistente Molino de S. Horatio. Il nuovo canale doveva, attraverso cavi, rogge, chiuse e gli impianti necessari, alimentare i territori di Palestro, Rosasco, Cozzo e Sartirana. Nello stesso mese di dicembre, il giorno 17, Galeazzo Maria concesse a Cicco e Pietro di unire l’acqua della Gamarra con quella della ‘roggia Nuova’ , il progetto, solo iniziato, di Cicco Simonetta sul medesimo territorio.
I lavori per la Gamarra furono avviati nel 1474, sotto la direzione degli ingegneri Maffeo Balaroto o Bagarotti, cremonese, tra i tecnici più accreditati presso la corte in fatto di idraulica, e Pedrone della Torrazza, padre del più noto Filippo, anch’egli importante ingegnere idraulico attivo negli anni al volgere del secolo. Nel 1476 l’opera si poteva dire conclusa e, nonostante rimanessero ancora aperte discussioni e pendenze, la sua funzionalità fu da subito evidente e molto apprezzato.
