La Tabula Peuntingeriana
L’apertura sul mondo
Il Privilegio poteva essere concesso da chi aveva autorità a concedere diritti, in primo luogo, quindi, dall’imperatore, o dal papa, ma anche da chi esercitava autorità su un determinato territorio.
Il Privilegio Ducale, pertanto, era di pertinenza di un duca, in questo caso il duca di Milano, che disponeva dell’autorità necessaria sui propri territori. Si tratta di un documento della più alta autorevolezza, redatto con opportune forme e procedure.
Rimasta al margine delle grandi strade consolari, la Lomellina presenta scarse tracce di romanizzazione. Era però attraversata già in età imperiale da un percorso destinato a divenire nel tempo assai frequentato: quello che da Pavia, toccando Dorno, Lomello e la statio ad Cuttias (Cozzo), attraversava la Sesia all’altezza de Le Mantie, per raggiungere Vercelli. Da lì si biforcava poi verso Torino, Susa, il Moncenisio o verso Ivrea, Aosta, il Piccolo o Gran San Bernardo.
Questo asse viario, di cui peraltro restano scarse tracce sul terreno, crebbe di importanza parallelamente alla crescita del ruolo di Ticinum/Pavia, sede di un palazzo regio già con Teodorico (secc. V-VI), poi capitale del regno Longobardo (secc. VI – VIII) e infine del regno Italico (secc. IX –XI).
Col passare dei secoli però l’assenza di manutenzione, le alluvioni e il divagare dei fiumi, il collasso dei ponti fecero sì che l’antico tracciato lasciasse il posto a una molteplicità di percorsi, che riutilizzavano tratti di antichi sentieri, vie vicinali, traghetti e guadi.
In un contesto di questo tipo, probabilmente alla fine dell’età franca, all’antico tracciato se ne affiancò un altro, che da Vercelli, toccando Palestro e Robbio, puntava su Mortara per poi dirigersi verso Pavia attraverso Tromello e Groppello oppure sempre da Mortara raggiungeva Lomello per riprendere poi un tratto dell’antica strada.
Queste varianti locali, segmenti del fascio di strade che proveniva dalla Francia, vennero col tempo designate come “vie francigene” e divennero il percorso privilegiato di pellegrini e viandanti d’Oltralpe diretti a Roma.
Il ricordo dell’antico tracciato però non si offuscò e ancora in età moderna veniva ricordato nel territorio di Cozzo col nome di strada Regina.
