Sala dell’Amministratore  – Il riso
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Sala dell’Amministratore

Il riso in Lomellina


Tra la fine del sec. XIV e la prima metà del sec. XV, le trasformazioni in Lomellina sono molto più lente che in altre zone dell’Italia Settentrionale, a causa della paralisi prodotta dalle guerre intestine del primo Quattrocento. Nel 1550 secondo le rilevazioni catastali l’irriguo si limita al 10% della superficie totale, per lo più concentrato all’interno delle grandi aziende che si vanno formando nel secondo Quattrocento, quelle dei Gallarati a Cozzo e a S. Angelo, dei Simonetta a Sartirana, degli stessi duchi di Milano in particolare nella Sforzesca di Ludovico il Moro.

Il processo, però, parte da lontano: è dagli anni ’80 del Trecento che si ha notizia dello scavo di alcune grandi rogge che interessano o arriveranno a interessare il territorio di Cozzo. Sono alimentate dalla Sesia e si raccordano al sistema di canali che Novara aveva realizzato nel XII e XIII secolo per portare acqua alla città, per scopi difensivi o per aumentare la forza motrice dei mulini da grano, strutture indispensabili a servizio della città.

La roggia Busca, che prende nome dalla famiglia che ne diviene proprietaria nel corso del Seicento, prende avvio dal canale che in età comunale divideva il territorio di Novara da quello di Vercelli.

Della roggia Gamarra, che deriva dalla più antica roggia Bolgora, si ha notizia introno al 1380 e a poco più tardi risale il primo scavo del roggione di Sartirana che si alimenta direttamente dalla Sesia nel territorio di Palestro.

Le funzioni di questi cavi sono molteplici: muovere le ruote dei mulini, indispensabili per macinare il grano e fonte di reddito notevolissima; risanare aree ancora paludose; rendere redditizi mediante l’irrigazione terreni fino ad allora sterili e poco produttivi.

L’acqua è un bene di grande valore economico, politico, sociale e consente a chi ne dispone di condizionare la vita degli uomini e delle comunità che risiedono nei dintorni.